giovedì 19 febbraio 2015

Lebu la Gamification strumento per la formazione aziendale

Lebu, la piattaforma dedicata al social learning trasforma le tecniche di gaming da sempre rivolte ai consumatori in uno strumento per la formazione aziendale
Lebu Gamification Venditori
“Videogiochi” ai venditori, perché il divertimento è la leva più forte per motivare. Sono sempre più numerose le aziende che puntano sulla formazione digitale oggi pensata anche per aumentare le vendite, in versione videogame. Lo conferma Lebu, piattaforma di social learning, che ha visto negli ultimi sei mesi un forte aumento da parte dei direttori vendite di richieste di strumenti digitali per migliorare le performance.
“Tramite il gioco, in pochi minuti, si sperimentano e si mettono in pratica concetti e azioni che avrebbero richiesto giorni e giorni di insegnamenti teorici. – spiega Giancarlo Novara, CEO di Lebu – Questo tipo di formazione decodifica i meccanismi del gioco, basato su obiettivi, problematiche, ricompense e classifiche e li sfrutta a pieno inserendosi nelle dinamiche che si creano in un gruppo chiuso come quello dei dipendenti di un’azienda”.
Un risultato testimoniato da una ricerca scientifica dell’Università di Basilea che ha sottolineato come queste tecniche siano molto più motivanti del semplice denaro*.
“La leva data dal divertimento è il più forte motivatore esistente, perché biologicamente produce effetti sul cervello che non hanno paragone con nient’altro. – afferma il sociologo Antonio Meridda – L’uso del gioco per insegnare è da sempre il metodo più semplice, non a caso tutti i mammiferi lo utilizzano per apprendere. Nel gioco si affinano le strategie e le abilità che poi si applicheranno in altri contesti. Non solo: giocando si perfezionano molte capacità che altrimenti sarebbero difficili da maturare, come i rapporti sociali complessi – saper vincere e saper perdere ad esempio – e le strategie più avanzate per ottenere obiettivi concreti. Sfruttare il gioco è quindi una propensione naturale che può migliorare nettamente qualsiasi tecnica rendendo divertente e quindi motivante l’apprendimento”
La gamification aziendale proposta da Lebu prevede la possibilità di scegliere a quali contenuti iscriversi e con quali altre persone entrare in contatto. Ogni azione compiuta sulla piattaforma si trasforma in un punteggio: lezioni, quiz, stimoli, attività, domande e risposte permettono agli utenti di acquisire punti e di alimentare la propria posizione in una speciale classifica. La comparazione del punteggio permette di misurarsi con gli altri membri della community. Questa logica favorisce la partecipazione delle persone, che vogliono fare di più per essere naturalmente “migliori” degli altri, perché la sana competizione stimola l’apprendimento. Inoltre, le classifiche generate dalle attività sono arricchite da contest con premi dedicati che hanno la duplice funzione di rompere la regolarità della normale classifica e di accelerare la fruizione di contenuti.
Ecco quali sono i vantaggi derivanti dall’utilizzo di gamification per la formazione aziendale secondo le statistiche di Lebu:
  • Aumento della motivazione
  • Raggiungimento degli obiettivi
  • Maggiore misurabilità dei progressi
    Training più efficace
  • Utilizzo di una narrazione più coinvolgente
  • Feedback più chiari
  • Miglioramento generale della comunicazione interna
  • Team Building
Logo Lebu
Ufficio Stampa Lebu:
Encanto Public Relations
Andrea Pascale – andrea.pascale@encanto.biz
Veronica carminati – veronica.carminati@encanto.biz

Via Mauro Macchi, 42 – 20124 Milano
Tel 02 66983707 – Mob. 3491238343

mercoledì 18 febbraio 2015

Google contro tutti: il punto di Fabrizio Piscopo di Rai Pubblicità

La concessionaria Rai è tra le 3 grandi con un fatturato costante, nonostante il mercato sfavorevole. Ma la vera novità è nello share, sempre più parcellizzato, ma la RAI è sempre in testa.
fabrizio-piscopo
Dopo i risultati record di audience che premiano la fiducia degli inserzionisti Rai in occasione del Festival di Sanremo, è tempo di bilanci.
La classifica della raccolta pubblicitaria è turbata da tempo dal web, che insidia il primo posto con volumi presunti difficili da verificare, ma anche da scalfire.
Le concessionarie, ormai da anni, fanno i conti con una realtà aggressiva che non dà i dati né di fatturato né di audience…Google.
La risposta di Fabrizio Piscopo, amministratore delegato di Rai pubblicità è nell’offerta sempre più segmentata nei contenuti e nell’innovazione, anche sullo stesso terreno di gioco del player di Mountain View.
“I volumi della raccolta pubblicitaria vedono sempre in vantaggio Publitalia che viaggia intorno al miliardo e ottocentomila euro circa. Poi c’è la grande sorpresa “semi occulta” di Google: non ha un valore ufficiale, ma la stima media è intorno al miliardo e mezzo; possiamo quindi dire che la seconda grande concessionaria italiana è Google. Al terzo posto ci siamo noi di Rai Pubblicità, con i nostri 800 milioni che rimangono costanti nel tempo e poi seguono tutte le altre concessionarie: presumo che SKY abbia intorno ai 380-400 milioni di raccolta pubblicitaria, la7 e Discovery sono sui 160 Milioni, poi tutte le altre TV minori su volumi diversi.”
Fabrizio Piscopo continua: “Il fenomeno più importante riguarda lo share: Rai è sempre leader con il 37/38% segue Mediaset con 32%, poi Discovery che ha finalmente raggiunto il 7% superando SKY che viaggia all’incirca intorno al 6% e Cairo saldo sul 4%. Questo, diciamo, è lo share principale di spettatori in Italia ma un fenomeno molto importante è quello delle cosiddette “Altre TV” che sono decine di TV le quali messe tutte insieme valgono circa 6 punti di share, rappresentando anche un enorme fonte di dispersione per la raccolta pubblicitaria.”
Per anni, contro ogni logica, agli ascolti non sono corrisposti risultati di raccolta.
Con questi numeri, la RAI ha un ruolo costante di protagonista sul mercato e il lavoro quotidiano di Fabrizio Piscopo consiste nel rompere la stasi che blocca la raccolta su rendite di posizione e nel dare alla tv un valore coerente alla share audience che rappresenta.
Fonte: Marketing Informatico
Maria Chiara Turino
Ufficio Stampa Marketing Informatico